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Rifondazione: "No all'industria al Campo in ferro. Servono un disegno complessivo e l'ascolto"

La Spezia - "La notizia del possibile insediamento di attività industriali nella zona del Campo in ferro non sorprende. Da tempo, sotto traccia, si muovono gli interessi e gli appetiti di chi guarda alla possibile dismissione di aree della Marina militare non come un'opportunità per lo sviluppo sostenibile e per le legittime aspirazioni degli abitanti di una borgata marinara che, caso forse unico al mondo, vede impedito il libero accesso al mare, ma solo in funzione di speculazioni e di interventi in netto contrasto rispetto a quanto, popolazioni ed associazioni stanno da anni non solo chiedendo, ma anche progettando". Rifondazione comunista interviene sul tema dell'interessamento di Navalmare per il lembo di terra tra Cadimare e Marola reso noto da CDS l'altro ieri.

"La costa di Ponente - prosegue il circolo di Ponente di Rifondazione - ha da sempre pagato un conto salatissimo in termine di occupazione di spazi. Dalla Base Navale a Panigaglia, passando per l'aeroporto (sic) di Cadimare, alle varie servitù e porzioni di territorio non più utilizzate, spesso lasciate in abbandono.
I nuovi piani della Marina militare a Spezia non prevedono un aumento di unità, lo ha detto chiaramente l'ammiraglio Branciforte. Era il 2009 quando il sottosegretario Crosetto assicurava: "Non occuperemo un metro quadrato in più di quanto ci serve e quel che non serve sarà ceduto".
Non si possono definire zone strategiche interi ettari in totale abbandono, edifici fatiscenti e pericolanti, addirittura degli alberi di pino che spuntano dai tetti di strutture evidentemente non utilizzate. E' spiacevole constatare come manchi completamente un disegno complessivo: ogni tanto un ministro, un sottosegretario, un ammiraglio rilascia qualche dichiarazione, ieri era una una base della Finanza, oggi un sito industriale. Sembra non esserci una strategia, una pianificazione. Non si guarda mai al Golfo come un'entità unica in cui le aspirazioni devono bilanciarsi. E manca il confronto con la città, con i cittadini, i quali chiedono, da tempo, con forza, di riappropriarsi degli spazi a mare, anche per poter liberare quelle energie volte a creare occasioni di lavoro in direzione di uno sviluppo sostenibile, non invasivo, legato alle tradizioni e alla storia dei luoghi.
La proposta di insediamenti industriali nel Campo in Ferro risulta quasi una provocazione. Un sito per anni discarica a cielo aperto, luogo di ammasso di materiali estremamente inquinanti, mai bonificata, su cui la città non ha mai saputo la verità, coperto, letteralmente, da un velo nero. E nell'area in cui è presente una polla che neppure la Marina militare è riuscita a domare, si prospetta un insediamento che, si badi bene, non porterebbe neppure nuova occupazione, trattandosi di un mero spostamento.
Cittadini, associazioni, partiti, amministratori devono far sentire la propria voce, esprimere il proprio dissenso. Dissenso anche sul metodo: qualsiasi trattativa non può prescindere dal coinvolgimento delle popolazioni e dei suoi rappresentanti".
Sabato 18 febbraio 2012 alle 11:22:27




























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