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Guardarsi allo specchio

di Salvatore Di Cicco

- Non è da oggi che sentiamo ripetere l’eterno ritornello della distanza sempre più grande tra la politica e i cittadini, cioè tra amministratori ed amministrati. Le accuse alle varie “caste” che dominano il panorama italiano sono più che motivate, ovviamente, ed è giusto che si mettano in chiaro eccessi e soprusi che al di là dei numeri mettono in crisi la democrazia nel suo complesso.

Su tutto questo, però, pende una domanda, ovvero un dubbio quasi amletico: non sarà mica che scarichiamo su chi ci governa difetti ed eccessi che sono anche nostri? Perché se è vero come è vero che uomini pubblici di ogni livello non sempre danno prova di onestà intelletuale (e spesso anche di onestà pura e semplice), anche noi semplici cittadini cadiamo spesso negli stessi eccessi e nelle stesse mancanze di cui accusiamo quelli che stanno più in alto di noi.

Come dimenticare le varie “spintarelle” che servono a risolvere qualche problemino personale o ad aiutare un giovane in cerca di occupazione. Come non tener conto di questo o quel favore che il politico di turno è disposto a concedere pur di avere un voto in più. E come non tenere in considerazione piccole e grandi irregolarità (o illegalità) che anche persone integerrime compiono per interesse privato ai danni della comunità. Per non parlare, poi, della piaga legata all’evasione e all’elusione delle tasse.

Qui, addirittura, si arriva ad una specie di “connivenza” con coloro che non rilasciano fattura o ricevuta, con la scusa che tanto a noi non serve, dimenticando invece che proprio questo atteggiamento spinge chi agisce contro la legge a continuare in questa pratica e, soprattutto, a mantenere alta la pressione fiscale su chi invece rispetta la legge.
Insomma, da questa serie di comportamenti si deduce facilmente che i peccatori non sono solo da una parte e che comunque coloro che sono “in alto” riflettono in gran parte le nostre debolezze, i nostri limiti e quindi i nostri difetti.

È forse giunto il momento di guardarci allo specchio per vedere se, oltre a qualche ruga in più, non ci sia sulla nostra faccia qualche traccia di colpa assimilabile a quelle di cui accusiamo altri. Perché guardarsi allo specchio dovrebbe essere un esercizio da fare non con superficialità ma con la consapevolezza che i nostri atteggiamenti, i nostri comportamenti sono alla base del vivere comune e non solo delle scelte private.

È anche vero, del resto, che l’unione fa la forza e che per questo abbiamo bisogno dell’esempio, della spinta che può venire da gesti e atteggiamenti virtuosi. E se l’esempio viene dall’alto, tanto meglio. Qualcuno che si dimette senza accusare gli altri di fantomatici “complotti”, qualcun altro che rinuncia a prebende e gettoni di presenza, per non parlare dell’azione concreta degli organi di controllo (Guardia di Finanza e simili):?tutto questo serve a far (ri)nascere una coscienza civica e civile di cui s’era perso traccia negli ultimi tempi. Ma, ancora una volta, farà bene a tutti un gesto purificatore per ritrovare limpidezza nei tratti e forza nel cuore. Guardarsi allo specchio serve proprio a questo.
Sabato 18 febbraio 2012 alle 10:02:52
SALVATORE DI CICCO
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