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Neve a Spezia, sangue a Panama

di Orsetta Bellani

- Mentre sulle strade di Spezia cadeva la neve, quelle di Panama si macchiavano di sangue. Domenica scorsa il governo del “magnate dei supermercati” Ricardo Martinelli (spesso paragonato a Berlusconi per i suoi interessi nel mondo impresariale), ha duramente represso la mobilitazione degli indigeni Ngäbe-Buglé, che da sei giorni stavano bloccando un’importante arteria stradale.
Il popolo Ngäbe e quello Buglé protestavano contro un progetto di legge con cui il governo ha tradito un accordo firmato più di un anno fa. Questo proibisce l’installazione di centrali idroelettriche e miniere nella provincia degli Ngäbe-Buglé, dove è presente uno dei giacimenti di rame più grande d’America. L’accordo venne firmato a seguito di una forte resistenza degli indigeni panamensi, coscienti del fatto che, paradossalmente, l’apertura di una miniera porta povertà ai popoli che ci vivono accanto: l’acqua, utilizzata per il consumo umano e per irrigare i campi, si contamina, generando epidemie mortali. I terreni circostanti la miniera vengono inghiottiti dalla miniera stessa e i contadini sono costretti a convertirsi in minatori, con salari molto bassi e con i pericoli per la vita e la salute che un lavoro di questo tipo comporta. Anche la presenza di centrali idroelettriche –che noi consideriamo “energia verde” – causa grandi problemi alle popolazioni che la circondano, visto che il bacino creato dalla diga può allagare interi villaggi e campi coltivati. Inoltre, l’energia elettrica spesso non raggiunge le comunità che vivono accanto alle centrali, e viene utilizzata per alimentare le fabbriche delle grandi città o venduta all’estero.
Gli Ngäbe-Buglé sono stati per più di cento anni la forza lavoro a basso costo nelle piantagioni di banane, caffè e canna da zucchero di Panama e del vicino Costa Rica, paese di emigrazione. Secondo cifre ufficiali, rappresentano il settore più povero del paese: più dell’80% dei Ngäbe-Buglé vivono in estrema povertà, come la Banca Mondiale definisce chi vive con meno di 1,25 dollari al giorno (come se chi vivesse con un dollaro e mezzo al giorno non lo fosse).
Si tratta di popolazioni in lotta da sempre: il frate Bartolomé de Las Casas narra che quando Cristoforo Colombo sbarcò sulle coste panamensi, i Ngäbe-Buglé organizzarono una lega di tribù contro i conquistadores spagnoli, impressionati dalla quantità d’oro che trovarono nella regione. Negli ultimi due anni, i Ngabe-Buglé si sono mobilitati contro il governo Martinelli e per la difesa dei loro diritti e del loro territorio già tre volte. Domenica scorsa, la polizia panamense è intervenuta per riaprire la strada che i manifestanti (definiti dal governo “indigeni ubriachi”) stavano bloccando, uccidendo una persona e ferendone a decine.
L’ONU si è offerta come mediatrice nel conflitto, la Chiesa cattolica ha accusato il governo panamense di “violenza sproporzionata”, mentre le strade di Panama e di tutto il Centroamerica si riempivano di persone che manifestavano in solidarietà con la protesta indigena. Martedì la leader della protesta, Silvia Carrera, ha firmato un accordo con il governo, che prevede la liberazione delle persone detenute durante l’operativo della polizia, la fine della protesta e il ritiro degli agenti antisommossa. Il governo sostiene che continuerà l’implementazione dei progetti idroelettrici nella regione se la valutazione d’impatto ambientale lo permette, ma proibirà lo sfruttamento minerario. La stessa promessa l’aveva fatta un anno fa, vedremo se questa volta la rispetterà.
Sabato 11 febbraio 2012 alle 11:16:06
ORSETTA BELLANI
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